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	<title>Droga online &#187; Articoli</title>
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	<description>Centro di solidarietà di Reggio Emilia</description>
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		<title>Newsletter CeIS aprile 2014</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2014 16:11:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[NL_aprile_2014]]></description>
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		<title>Progetto &#8220;Mamme con bambini&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2014 13:19:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Centro di Solidarietà di Reggio Emilia è tra i vincitori del bando &#8220;Mamme con bambini&#8221;, progetto promosso dalla Fondazione Manodori [LINK] A seguire il testo del progetto. &#160; PROGETTO MAMME E BAMBINI Analisi della situazione Riprendiamo per ora direttamente le parole del Presidente Gianni Borghi contenute nel comunicato che presenta il bando: Reggio Emilia&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il Centro di Solidarietà di Reggio Emilia è tra i vincitori del bando &#8220;Mamme con bambini&#8221;, progetto promosso dalla Fondazione Manodori [<a href="http://www.fondazionemanodori.it/bando2014">LINK</a>]</p>
<p><em>A seguire il testo del progetto.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PROGETTO MAMME<i> E BAMBINI</i></p>
<p><b>Analisi della situazione</b></p>
<p>Riprendiamo per ora direttamente le parole del Presidente Gianni Borghi contenute nel comunicato che presenta il bando:</p>
<p><i>Reggio Emilia è la provincia più giovane d’Italia, prima a livello nazionale per tasso di natalità e per percentuale di minori stranieri. Nel 2012, i minori in carico ai servizi sociali erano il 9%, di cui la metà italiani. Un dato in costante aumento che colloca la nostra provincia seconda in regione per numero di minori seguiti dai servizi e che segnala la necessità di sostenere interventi tempestivi ed efficaci.</i></p>
<p>Chiunque abbia a che fare quotidianamente, impegnandosi in aree sociali ed educative che si occupano di minori, ha ben presente questi dati e costantemente ne avverte gli effetti principali:</p>
<p>-          i minori che presentano disagi conclamati frequentemente benché fortunatamente non sempre,  accumulano negli anni problematiche che vanno a colpire in, percentuali più o meno gravi, moltissime aree della vita producendo difficoltà che si influenzano negativamente e progressivamente : marginalità e integrazione faticosa, insuccesso scolastico, futura disoccupazione, problematiche sanitarie, dipendenze, se non scivolamento verso abitudini al di fuori della legge che prima o poi comporteranno misure restrittive ulteriormente gravanti sulla storia delle persone ed estremamente costose per la collettività</p>
<p>-          Spesso seguiti, per limitare i danni e per tentare di invertire carriere di assistenza talvolta di lunghissima durata, da più servizi, enti, istituzioni, queste persone ei loro nuclei familiari comportano costi economici a carico della collettività di enorme peso</p>
<p>-          Ogni minore che fatica ad entrare con ragionevole equilibrio nel contesto sociale, rischia l’acquisizione di uno stigma che apre nuove crepe nello sviluppo di una coesione sociale complessiva che già tante difficoltà incontra nell’attuale fase di crisi</p>
<p>In questo contesto, oggettivamente riscontrabile, è inevitabile e necessario che vengano messe in atto, oltre a tutte le validissime azioni di “trattamento” che la nostra città è ancora in grado di offrire, importanti e sempre più diffuse azioni di prevenzione che nascano da sinergie reali e misurabili tra società civile, in tutte le sue espressioni più o meno formalizzate, ente e servizi.</p>
<p>Anche un solo minore strappato a future e prevedibili condizioni di disagio conclamato, significa di fatto incremento della coesione e, non meno importante, significativo risparmio di denaro pubblico.</p>
<p>Per i bambini il nostro sistema nido-infanzia è notoriamente e internazionalmente riconosciuto come eccellenza.</p>
<p>Ciò nondimeno si fa sempre più pressante l’attenzione a quei piccoli che arrivano tardi nel circuito della scolarizzazione o addirittura rischiano di rimanerne esclusi perché membri di famiglie con difficoltà di accesso dovuto a condizioni sociali, economiche, culturali difficili</p>
<p>Crediamo che sia possibile agire su questa fetta di popolazione, costituita di immigrati ma non soltanto, per accompagnarli a un’acquisizione di fiducia nelle proprie capacità genitoriali che porterebbe a una miglior predisposizione ad avvicinarsi alle istituzioni scolastiche vere e proprie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>PROPOSTA</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>OBIETTIVO</b></p>
<p>Ci proponiamo di mettere in atto azioni di prevenzione del disagio minorile, agendo tempestivamente sin dalla nascita attraverso un intervento pratico e concreto sui familiari e in particolare sulle madri</p>
<p>Ci limitiamo, per quest’azione che riteniamo sperimentale e pilota, ad individuare come beneficiarie del progetto, mamme straniere, di origine africana in primo luogo, che abbiano bambini di età in fascia zero – tre anni</p>
<p>Il target proposto è puramente indicativo e legato a una congiuntura: conosciamo già e abbiamo contatti strutturati con mamme africane e bambini che potranno godere delle attività sin dalle prime battute, potendoci così permettere di evitare in buona misura se non completamente la fase di individuazione dei beneficiari.</p>
<p>Riteniamo questo, in un progetto che vuol essere sperimentale, un valore aggiunto consistente nell’evitare la frequente e inefficace situazione per cui prima si creano i progetti su ipotesi teoriche e poi si devono inseguire i potenziali beneficiari</p>
<p>Siamo poi ben consapevoli e convinti della possibilità e necessità di estendere le azioni che proponiamo ad altre mamme straniere e certamente anche italiane in condizioni di svantaggio o possibile scivolamento nello svantaggio</p>
<p><b> </b></p>
<p><b>MODI, TEMPI e LUOGHI</b></p>
<p>Il progetto sperimentale verrebbe messo in atto in due luoghi e zone geografiche provinciali differenti, appoggiandosi a due entità operative di diversa natura così da confrontare poi le eventuali differenze di output:</p>
<p>1)      La parrocchia del Buon Pastore,</p>
<p>Via G. Rossa 1, in collaborazione con la Scuola per l&#8217;infanzia “San Pellegrino</p>
<p>La sede del progetto è qui individuata perché in questo luogo si sta già lavorando con madri africane, assistite in particolare per quanto riguarda gli alimenti e i cui figli più grandi partecipano al doposcuola realizzato da volontari.</p>
<p>Qualcuno di queste madri partecipa ad un progetto di “reciprocità”, seguito da due studentesse per la laurea specialistica in servizio sociale, che prevede un patto tra le persone aiutate e gli helper: si ricevono aiuti, in particolare appunto di tipo alimentare, ma in cambio ci si impegna a facilitare la distribuzione presso altre persone in difficoltà e fornire comunque un contributo di impegno e testimonianza per quanto nelle proprie possibilità.</p>
<p>Crediamo quindi che siano già presenti relazioni che potranno evolvere; una rete di professionisti e volontari sui quali far conto per sviluppare l’iniziativa; contatti con i servizi sociali, enti, associazioni che saranno volano per la comunicazione degli intenti e risultati del progetto</p>
<p>2)      Locali in uso a  Augeo Societa Cooperativa Sociale di Rubiera.</p>
<p>Coop Augeo gestisce significativi servizi sul territorio di appartenenza rivolti alle famiglie e ai bambini. In particolare sono significative le esperienze del Centro bambini genitori e del Maternage. Le esperienze maturate in azioni di incontro tra genitori, nonni, bambini contenuti in queste attività istituzionali rappresenterebbero una base di sapere su cui innescare l’attività nuova qui proposta.</p>
<p>Descrivendo concretamente la nostra idea, che vuole essere una sperimentazione replicabile ed estensibile, immaginiamo di portare un numero di mamme variabile tra 15 e 20, con i loro bambini, per due/ tre mattine la settimana in un periodo coincidente con l’anno scolastico in locali arredati con minime, semplici attrezzature adeguate allo scopo.</p>
<p>Durante queste mattinate, personale appositamente individuato e preparato, formato e inserito grazie al finanziamento, affiancherebbe le mamme per accompagnarle nella progressiva acquisizione di competenze nella cura e nella relazione educativa con i propri figli.</p>
<p>Le madri saranno messe nelle condizioni di fare operazioni educative, di cura e igiene con i loro figli e il personale dedicato le aiuterebbe a implementare le competenze, a ragionare sulla relazione instaurata, a sviluppare competenze talvolta misconosciute.</p>
<p>In sintesi, le mamme avrebbero modo di acquisire esperienze, tanto dal punto di vista delle attività proposte ai bambini, quanto dallo stile impiegato nell’incontro quotidiano e costante con i piccoli. Le mamme, avrebbe poi modo di riprendere, in momenti di gruppo e individuali, quanto incontrato nella pratica per ragionarne insieme e ordinare il sapere, il saper fare, il saper essere così come individuabile nelle prassi educative quotidiane</p>
<p>Il rilievo principale andrebbe su temi quali: la cura dei piccoli in termini di igiene, alimentazione, vestiari, salute; lo stile della relazione con attenzione al ricorrente tema dell’equilibrio tra fermezza e dolcezza; i tempi e i ritmi della quotidianità, la dieta e la cucina.</p>
<p>Sarà importante impiegare, nell’incontro tra le madri e gli accompagnatori, ciò che vogliamo definire uno “<i>stile della relazione con il bambino al centro</i>&#8221; con questo volendo intendere che si pensa a una prassi capace di mettere a disposizione le competenze dei professionisti ma con grande attenzione alle competenze naturali proprie delle donne protagoniste del progetto con i loro bambini. Non a caso impieghiamo infatti il termine “accompagnatori” per indicare coloro che seguiranno le madri: ci interessa far cogliere e rinforzare, i punti di forza, le capacità già presenti e far prendere consapevolezza delle debolezze laddove si manifestassero ma evitando logiche invasive e colpevolizzanti.</p>
<p>La nostra esperienza ci suggerisce altresì di prestare massima attenzione alle competenze naturali e culturali che frequentemente le donne possiedono. Per fare solo un esempio le mamme africane sono estremamente portate ad impiegare il canto come mezzo di comunicazione e altre sono particolarmente abili nel raccontare storie ai bambini.</p>
<p>Ci interessa pensare a processi di accompagnamento che scoprano questi talenti e li valorizzino in modo che l’interscambio sia reale e palpabile e la relazione non venga vissuta e praticata unidirezionalmente</p>
<p>Intendiamo proporre anche laboratori di cucina capaci certamente di fare ragionamenti sulle diete adeguate ai piccoli, ma anche come strumento per entrare in contatto con i padri: pensiamo che si possano impiegare momenti come il pranzo nei luoghi di incontro o dove comunque possibile per coinvolgere anche i mariti e poter così ampliare l’attenzione alla famiglia nel suo insieme. Ci proponiamo di arrivare ad avere, nei gruppi di mutuo aiuto, la presenza dei padri assieme alle madri.</p>
<p>Non a caso ci vorremmo dedicare alla fase 0-3: siamo fermamente convinti, confortati dagli studi, ricerche ed esperienze forti in una città come Reggio Emilia che sia il periodo della vita in cui sia massimamente necessario seminare per prevenire futuri disagi e favorire una crescita equilibrata e serena, in primo luogo per il benessere dei bambini e poi per lo sviluppo di una comunità coesa.</p>
<p>Per questo parallelamente le mamme parteciperanno a corsi di approfondimento della lingua italiana con attenzione al lessico educativo e potranno accedere a seminari di conoscenza del territorio in ordine a servizi socio-sanitari, tempo libero, cittadinanza così da operare in una logica di reale integrazione. Offriremo orientamento per l’accesso a corsi di formazione professionale e ad occasioni di inclusione lavorativa</p>
<p>Si opererà altresì perché le mamme, opportunamente seguite e stimolate a questo, possano essere volano di attrazione per altre mamme e, nondimeno, possano fungere da “formatrici” naturali per altre mamme in condizioni similari ma non partecipanti al progetto</p>
<p>Riteniamo che il nostro progetto non solo non sia una sorta di alternativa in minore alla frequenza di nidi e scuole d’infanzia, ma anzi sia di aiuto alle mamme a far comprendere l’importanza di possibili futuri inserimenti favoriti anche dal fatto di maturare fiducia nell’intero sistema educativo locale e sia infine una sorta di “preparazione” del sistema familiare, a partire dal bambino, a un sereno accesso alle scuole.</p>
<p>Per concludere ci sembra importante vivere anche questa sperimentazione come una ricerca che ci serva a valutare razionalmente e con dati oggettivi se i nostri obiettivi e le prassi che abbiamo immaginato siano realmente praticabili e utili.</p>
<p>Per questo doteremo il progetto di un adeguato sistema di valutazione e monitoraggio che raccolga attentamente i risultati in un report divulgabile da impiegare come strumento di confronto e progettazione ulteriore e ci impegniamo a pubblicizzarne l’esistenza a monte dello svolgimento e durante l’attuazione.</p>
<p>Allo stesso modo, tanto per incontrare nuovi potenziali volontari, quanto per procurarsi una iniziale e consapevolmente artigianale lettura del territorio, intervisteremo un campione di famiglie che hanno esercitato azioni volontarie di aiuto ad altre famiglie; famiglie che hanno usufruito di aiuto di altre famiglie; famiglie scelte casualmente, appoggiandoci ai punti di rete attivi come ludoteche, parrocchie, biblioteche, tavolo di quartiere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Partner</b></p>
<p>Abbiamo costituito una rete che cercheremo di allargare anche in corso d’opera che prevede come promotori:</p>
<p>Associazione di volontariato Servire L’Uomo (come capofila)</p>
<p>Società cooperativa sociale Augeo</p>
<p>Società Cooperativa sociale Koinè</p>
<p>Società cooperativa sociale Camelot</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Metteremo in relazione in oltre la Parrocchia del Buon Pastore, la <i>Parrocchia e la scuola dell’infanzia di   san</i> Pellegrino; il Centro di Solidarietà di Reggio Emilia-onlus; il Centro di formazione Ciofs.</p>
<p>Abbiamo discusso del progetto con la Fondazione Reggio Children – Centro Loris Malaguzzi che ci ha assicurato  un’attenzione critica e costante agli sviluppi delle attività.</p>
<p>Siamo in rete, specie mediante Ceis che siede nel tavolo minori del Comune, con l’assessorato ai Servizi Sociali.</p>
<p>Con questi partner e sostenitori pensiamo di poter agire un’attenzione globale alle persone che seguiremo, non parcellizzata o specialistica: potremo intervenire, direttamente o indirettamente, sulla sfera educativa, sul bisogno di confronto tra pari, sull’orientamento alla formazione e all’inclusione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Finalità del finanziamento</b></p>
<p>Il denaro ricevuto dovrà servire a:</p>
<p>-          Compensare le persona che fungeranno da accompagnatori per le mamme</p>
<p>-          Usufruire di materiali didattici</p>
<p>-          Realizzare corsi di lingua e seminari</p>
<p>-          Monitorare e diffondere i risultati dell’iniziativa</p>
<p>-          Compensare i professionisti che supervisioneranno le attività</p>
<p>-          Compensare l’attività di valutazione, monitoraggio, redazione del report</p>
<p>-          Produrre una accettabile attività di comunicazione del lavoro</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Sviluppi a termine finanziamento</b></p>
<p>Non siamo in grado di garantire che questa rete possa impegnare risorse proprie a conclusione del finanziamento richiesto: la crisi che viviamo rende ogni volontà d’investimento rischiosa e imprevedibile per organizzano che agiscono in ambito sociale.</p>
<p>Per cui immaginiamo due scenari.</p>
<p>a)     Il sistema dei servizi istituzionali locali legge positivamente i risultati, se raggiunti, e decide di investire qualche risorsa per proseguire nel processo</p>
<p>b)     Non esistono risorse economiche tali da favorire il proseguimento dell’iniziativa come pensata e si prosegue, in tono minore, con l’aiuto della rete di volontariato costruita.</p>
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		<title>Africa, sfida decisiva per il nostro futuro.</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Feb 2014 14:28:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[drogaonline]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Reggio nel mondo che cambia Dialogo tra Romano Prodi, Paolo Sannella e Giuseppe Dossetti Giovedì 6 marzo 2014 &#8211; Centro Internazionale Loris Malaguzzi Reggio Emilia Programma Ore 18.00 &#8211; Accoglienza e aperitivo Ore 19.00 &#8211; Saluto Carla Rinaldi &#8211; Fondazione Reggio Children Centro Loris Malaguzzi Franco Mazza &#8211; Fondazione Solidarietà Reggiana Conferenza Dialogo tra Romano&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Reggio nel mondo che cambia<br />
Dialogo tra Romano Prodi, Paolo Sannella e Giuseppe Dossetti</h3>
<p><strong>Giovedì 6 marzo 2014 &#8211; Centro Internazionale Loris Malaguzzi<br />
Reggio Emilia</strong></p>
<p><em>Programma</em><br />
Ore 18.00 &#8211; Accoglienza e aperitivo<br />
Ore 19.00 &#8211; Saluto<br />
<em>Carla Rinaldi &#8211; Fondazione Reggio Children Centro Loris Malaguzzi</em><br />
<em> Franco Mazza &#8211; Fondazione Solidarietà Reggiana</em></p>
<p><em>Conferenza</em><br />
<em> Dialogo tra Romano Prodi, Paolo Sannella e Giuseppe Dossetti.</em></p>
<p>In pochi decenni, tanti cambiamenti. Prima lo svuotamento delle campagne, poi l’arrivo dei lavoratori del meridione, quindi gli emigranti egiziani, poi i muratori rumeni e le badanti ucraine, infine i venditori marocchini e i cinesi dai mille mestieri hanno cambiato il volto della nostra città. Non siamo però unici in questa rivoluzione perché ormai tutto è in movimento e le migrazioni sono il volto nuovo del mondo contemporaneo. Negli ultimi anni anche l’Africa più profonda è diventata protagonista di questa trasformazione globale: diventa perciò indispensabile riflettere su questo nuovo protagonista e su come in Africa e con l’Africa si giochi una delle sfide decisive per il nostro futuro.<br />
<em>Romano Prodi </em></p>
<p>L’Emilia, e soprattutto le città di Bologna e Reggio Emilia, è la regione d’Italia che più di altre vanta un’importante tradizione di relazioni e fruttuose collaborazioni con l’Africa, e in particolar modo con alcune sue realtà. Agostino Neto, Samora Machel, Sam Nujoma e Oliver Tambo sono solo alcuni dei grandi leader africani legati alla comunità emiliana, che sostenne la loro lotta per l’indipendenza così come continua a sostenere lo sviluppo dei paesi africani. Quella realtà è oggi in profonda trasformazione e gli stati africani sono partner sempre più influenti in un mondo globalizzato e alla ricerca di nuovi equilibri. L’Africa, d’altra parte, è sempre più presente nei nostri luoghi, con un numero crescente di immigrati inseriti nel nostro sistema economico e culturale e protagonisti di importanti esperienze di integrazione e di multiculturalismo. Esperienze che hanno fatto meritare alla città di Reggio un significativo primato italiano ed europeo. In questo contesto, si organizzano nuove iniziative come quella che oggi si presenta alla nostra attenzione, proponendo un dibattito sul continente africano e sulle prospettive che a esso ci uniscono.<br />
<em>Paolo Sannella </em></p>
<p>La Fondazione “Solidarietà Reggiana” sostiene il CeIS, che tradizionalmente si occupa di tossicodipendenza ma anche di accoglienza e aiuto a persone in difficoltà, come le famiglie che cercano assistenti famigliari e stranieri che desiderano un inserimento e un lavoro nella nostra città. L’idea del CeIS, confermata ormai da tanti anni di attività, è che la solidarietà e la formazione possono trasformare persone che vengono considerate un problema in risorse importanti per la comunità. Si tratta di riattivare le energie nascoste in questi mondi spesso segnati dalla sofferenza, che però contengono grandi energie vitali che sono a disposizione di chi si avvicina con rispetto e con progetti concreti. La Fondazione e il CeIS hanno promosso, assieme all’Università e ad alcune realtà imprenditoriali, una riflessione sulla responsabilità sociale dell’impresa. L’incontro con questi mondi, come l’Africa, ormai presenti tra noi, può essere l’occasione per realizzare quanto chiesto da Giovanni Paolo II: “Non costruiamo muri, ma ponti”.<br />
<em>Giuseppe Dossetti</em></p>
<p><a href="/wp-content/uploads/2014/02/FONDAZIONE_leaflet_conferenza_12_EX-OK.pdf" target="_blank">Scarica volantino</a></p>
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		<title>Baghdad la porta dell&#8217;oriente: i segni di un conflitto &#8211; Don Giuseppe Dossetti</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Feb 2014 17:22:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[drogaonline]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Viaggio a Baghdad, 23-26 gennaio 2014 &#160; “E&#8217; difficile vivere in un paese in guerra”, mi dice il Patriarca Caldeo mons. Louis Sako, all&#8217;indomani dell&#8217;ordinazione episcopale di don Saad Sirop e di altri due vescovi, uno per Kirkuk nel nord e uno per Bassora nel sud. Il padre Aysar, della chiesa siro-cattolica, è più drastico.&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Viaggio a Baghdad, 23-26 gennaio 2014</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“E&#8217; difficile vivere in un paese in guerra”, mi dice il Patriarca Caldeo mons. Louis Sako, all&#8217;indomani dell&#8217;ordinazione episcopale di don Saad Sirop e di altri due vescovi, uno per Kirkuk nel nord e uno per Bassora nel sud. Il padre Aysar, della chiesa siro-cattolica, è più drastico. Alla mia domanda, se vede qualche prospettiva per la Chiesa in Iraq, risponde: “Nessuna”.</p>
<p>Baghdad è una grande città: qualcuno dice di cinque milioni, qualcun altro di sette milioni di abitanti. Unisce antico e nuovo: palazzi moderni e vecchie case, attorno a monumenti di straordinaria bellezza, come l&#8217;antica università Al Mustansiriya, fondata nei primi decenni del 1200, dove vennero tradotti in arabo i classici della filosofia greca, poi trasmessi all&#8217;occidente. Le grandi aule, magnificamente costruite a volta, ospitavano la più rinomata scuola di medicina, una ricca biblioteca e facoltà di letteratura e matematica. Ora sono vuote e polverose, abbandonate dopo essere state depredate. Baghdad era la seconda città dell&#8217;impero ottomano, centro culturale e commerciale, porta dell&#8217;oriente. Lo stesso Saddam Hussein l&#8217;aveva abbellita, con un piano regolatore moderno, lunghi viali e magnifici lungofiume: infatti, il Tigri attraversa la città, largo più di cento metri. Ora, però, in gran parte è una città in abbandono, perchè la guerra del 2003 e le contese tra i vari partiti hanno distrutto la struttura dello stato. Molte persone del ceto medio e i rappresentanti della cultura sono emigrati: non si vede una fine dello scontro tra sunniti (in minoranza) e sciiti (maggioritari). Ci si prepara alle elezioni di aprile e gli attentati, quotidiani, fanno parte di una macabra e per noi incomprensibile campagna elettorale.</p>
<p>La situazione è aggravata dalla permeabilità della frontiera con l&#8217;Iran: mi dicevano, i miei ospiti, che il fanatismo non è caratteristico dei cittadini di Baghdad, abituati da sempre a una cultura cosmopolita; ma ormai centinaia di migliaia di persone sono affluite dall&#8217;Iran, in buona parte iracheni che, in occasione della guerra Iran – Iraq, erano fuggiti in Iran, perchè sciiti, e ora ritornano indottrinati e faziosi. Ma anche i sunniti, che sotto Saddam, pur essendo in minoranza, avevano occupato i posti di governo, non sopportano di essere messi da parte dal governo centrale e odiano gli sciiti. Sembra di essere nell&#8217;Europa della fine del Cinquecento e del Seicento, all&#8217;epoca delle guerre di religione tra cattolici e protestanti, dove fanatismo religioso e interessi politici si mescolavano, con gli effetti che conosciamo.</p>
<p>In questo momento, però, non ci sono attentati contro le minoranze religiose, in particolare i cristiani. Mi dicono, i miei ospiti, che i fanatici della guerra santa si sono trasferiti in Siria. La Siria, che ospitava una volta i profughi dall&#8217;Iraq (più di un milione), è percorsa ora da questa internazionale del terrore e molti siriani sono emigrati in Iraq: abbiamo visto le loro donne vendere fazzoletti di carta ai semafori.</p>
<p>Tuttavia, le ferite del fanatismo omicida si vedono ancora. Ho visitato la chiesa siro-cattolica di Sayadet al-Najat (Nostra Signora del Soccorso, vedi su Google): il 31 ottobre 2010, quattro terroristi, giovanissimi, dopo aver eliminato le guardie all&#8217;esterno, entrarono e uccisero quarantasette persone che partecipavano alla liturgia serale, e prima di tutto i due preti, p. Wasim e p. Thaer. L&#8217;orrore durò dalle diciotto e trenta alle ventidue e trenta, quando le forze speciali finalmente intervennero e i terroristi si fecero saltare in aria. Settanta persone si erano rifugiate nella sacrestia, un locale di quattro metri per cinque, sbarrando la porta con i mobili: ciononostante, alcuni morirono, perchè i terroristi lanciarono bombe e spararono attraverso le fessure.</p>
<p>Eppure, la Chiesa vive, pur segnata dalla morte. Ho fatto il giro dell&#8217;antico centro della città e ho visitato la vecchia cattedrale, inaugurata nell&#8217;anno 1900 e dedicata a Maria Addolorata. Lì è sepolto anche mons. Paul Cheiko, patriarca dei Caldei, che ricordo protagonista al Concilio Vaticano II. Con me c&#8217;era il p. Yoshia (Osea), che per trent&#8217;anni è stato parroco per gli emigrati negli USA: ora, dice con semplicità, è tempo di ritornare in Iraq. La vecchia cattedrale era la sua parrocchia, circondata da un quartiere abitato da cristiani e non solo: i suoi amici erano musulmani, sunniti o sciiti, ma nessuno ci faceva caso. A Baghdad abitavano cinquecentomila cristiani, ora sono forse centomila. La sua chiesa è vuota, lì non abita più nessuno. Alcuni soldati la presidiano e, mentre la visitiamo, entra un uomo, a pregare davanti all&#8217;immagine della madre del profeta Gesù: ma è un musulmano. Segno di povertà o di grazia, o di tutte e due?</p>
<p>L&#8217;emigrazione dei cristiani continua. Anzitutto, verso l&#8217;estero. La diocesi caldea più numerosa dopo Baghdad è quella di Minneapolis, negli USA. Lo stesso mons. Saad ha una sorella in Gran Bretagna, una in Svezia e un fratello in Germania. Il richiamo a unire le famiglie è forte e ancora di più lo è la prospettiva di dare ai figli occasioni di studio, lavoro e sicurezza. Ma poi c&#8217;è la migrazione interna. Molti vanno nelle province del nord, abitate dai curdi, che sono una popolazione musulmana ma non araba. Essi accolgono volentieri i cristiani e ormai sono una realtà statuale indipendente, se non ufficialmente, almeno di fatto. Col mio visto iracheno non sarei potuto andarvi, avrei avuto bisogno di un altro permesso.</p>
<p>Anche il seminario e la facoltà teologica si sono trasferiti al nord. Lì risiede anche il p. Samir, che venne ad aiutarci per qualche anno a san Pellegrino e che ricordiamo quando commemorò,durante la marcia della pace del 2008, il vescovo di Mosul, mons. Raho, rapito e ucciso.</p>
<p>Tuttavia, la Chiesa vive, anche in queste condizioni drammatiche. L&#8217;ordinazione dei tre vescovi ne è stata una prova: una grande gioia, una straordinaria comunione tra il popolo e i suoi pastori. Il rito si è svolto nella chiesa di san Giuseppe: dopo aver superato l&#8217;autoblindo e i soldati di guardia, ero come a casa, in un&#8217;atmosfera di gioia coinvolgente. Alcuni particolari mi hanno colpito: il libro dei Vangeli non è stato posto sulla testa, ma sulla schiena dei candidati, prostrati a terra: quasi ad indicare il compito e il peso di portare la Parola di Dio; al momento centrale dell&#8217;ordinazione, i vescovi presenti non si sono succeduti l&#8217;un l&#8217;altro a imporre le mani, ma hanno circondato i tre, li hanno nascosti, come se fossero fusi assieme a loro, assorbiti nel collegio episcopale. Il giorno successivo, mons. Saad ha presieduto la liturgia di insediamento, presente il Patriarca; il clima era meno ufficiale, il Patriarca ha scherzato ripetutamente colla gente, presentando la storia di mons. Saad. Poi, dopo la Messa, ci siamo trasferiti in un grande locale, dov&#8217;era apparecchiata la cena. Lì, i giovani della parrocchia si sono lasciati andare: hanno circondato il loro vescovo, fino a pochi giorni prima loro parroco, poco più vecchio di loro (mons. Saad ha quarantun anni): lo hanno abbracciato, poi lo hanno lanciato in alto, poi hanno cominciato una danza, quella del serpentone, che ad ogni giro imbarca qualcuno degli astanti: Saad la guidava, e a un certo punto anche il Patriarca è stato preso dentro, poi altri vescovi, poi anche me; tutto con una naturalezza e una familiarità commoventi.</p>
<p>Fuori, ci aspettava il nostro autista, per riportarci all&#8217;albergo. Ci ha raccomandato di non allacciare le cinture di sicurezza, altrimenti eventuali malintenzionati avrebbero capito che eravamo stranieri. In effetti, fermarsi al rosso è una scelta compiuta solo da qualche originale e il traffico, intensissimo nei grandi viali,  richiede un&#8217;abilità che non mi riconosco. Tuttavia, non si può non lasciarsi coinvolgere dalla folla: siamo andati a un mercato, ed eravamo dentro a un popolo, moderno e insieme antichissimo. Nei negozi, c&#8217;era di tutto, ma le bancarelle mescolavano gioielli di poco prezzo a banchetti di venditori di panini e polpette; in un negozietto, potevi trovare autentici pezzi di antiquariato ottomano assieme a un busto di Papa Wojtyla. Accanto ai SUV, che neanche qui vediamo, c&#8217;era il carretto col cavallino e il ragazzo che trascinava un bilico, inverosimilmente carico. Girato l&#8217;angolo, siamo entrati nella “via dei librai”: libri nei negozi, libri sulle bancarelle, libri per terra. Mi dicevano, i miei accompagnatori: il popolo iracheno è un popolo di lettori; si diceva: “I libri si compongono in Egitto, si stampano a Istanbul e si leggono a Baghdad”. Da questi libri, si ricava il livello culturale di questo popolo: ho trovato un catalogo del Museo Nazionale, che non abbiamo potuto visitare perchè in restauro. Il libro è assolutamente di buon livello, scritto da un autore locale con criteri moderni. Lì vicino, c&#8217;è un caffè, un posto affascinante: pieno di uomini (i sessi sono rigorosamente separati), che educatamente sorbivano il thè, conversando o leggendo, seduti su panche e davanti a tavolini che ricordavano i tempi dell&#8217;impero ottomano e di Lawrence d&#8217;Arabia. Infatti, alle pareti c&#8217;erano fotografie di personaggi che certamente erano suoi contemporanei. Il tutto dava un&#8217;impressione di signorilità un po&#8217; severa. Peccato che, vicino alla porta, ci fossero le foto di cinque fratelli, morti quando un kamikaze si è fatto esplodere all&#8217;entrata.</p>
<p>Ora, però, questo paese è sfiancato dall&#8217;emigrazione del ceto medio e intellettuale e dai conflitti etnico-religiosi. Lo Stato non c&#8217;è, restano invece le tribù, l&#8217;antichissima forma di mutualità, che anzi ora è divenuta anche più importante. Poi, c&#8217;è il popolo, con la sua vitalità, come quella di una pianta che può essere tagliata, ma che continuamente ricresce. Poi, c&#8217;è lo Spirito Santo, c&#8217;è il sangue dei martiri. Se, umanamente parlando, la prospettiva è solo quella di resistere, tutto è possibile a Dio. Certo, è una Chiesa piena di coraggio, come testimonia il Nunzio, mons. Giorgio Lingua, anche lui presente alla consacrazione e alle feste. Mi ha raccontato dell&#8217;affetto che gli mostrano le comunità, quando le va a visitare, poiché è il rappresentante del Papa. Quello che commuove, e forse è anche motivo di vergogna, è che loro si sentono così profondamente legati alla Chiesa universale e non finiscono di ringraziare, perchè un prete italiano è andato a trovarli; da parte nostra, forse non sappiamo neanche che esistono, che hanno una storia millenaria di fedeltà al vangelo. Certo, noi occidentali non abbiamo ancora imparato che non tutti gli arabi sono musulmani e che, quando c&#8217;è una guerra in Medio Oriente, chi ci va di mezzo sono i cristiani. Lo è stato in Israele-Palestina e in Iraq, e ora accade in Siria. Purtroppo, noi dipendiamo da una disinformazione che si può correggere solo andando e visitando i luoghi, ma soprattutto le comunità locali. Basta andare in Terrasanta, a patto che almeno una Messa la si celebri con chi ci ospita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Don Giuseppe Dossetti</em></p>
<p style="text-align: left;"><a href="/wp-content/uploads/2014/02/Don-Giuseppe-Dossetti-Baghdad-gennaio-14.pdf" target="_blank">Scarica l&#8217;articolo in pdf</a></p>
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		<title>Newsletter Ceis febbraio 2014</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Feb 2014 14:31:48 +0000</pubDate>
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		<title>Newsletter CeIS gennaio 2014</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jan 2014 18:14:59 +0000</pubDate>
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		<title>Dona a costo zero: un clic per il CeIS di Reggio Emilia</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jan 2014 18:23:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vai al LINK e vota per il CeIS di Reggio Emilia. L’importo di € 200.000 euro verrà distribuito, a conclusione dell’iniziativa e non oltre il 31.5.2014, tra le Organizzazioni presenti nel sito ilMioDono.it che avranno ricevuto almeno cinquanta preferenze. La quantificazione della somma che sarà destinata alle singole Organizzazioni sarà determinata in proporzione ai voti&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="https://www.ilmiodono.it/it/organizzazioni/?id_organizzazione=948"><img class="size-full wp-image-1964" alt="ilmiodono-unicredit" src="/wp-content/uploads/2014/01/ilmiodono-unicredit.jpg" width="534" height="86" /></a></p>
<p><strong>Vai al <a href="https://www.ilmiodono.it/it/organizzazioni/?id_organizzazione=948" target="_blank">LINK</a> e vota per il CeIS di Reggio Emilia.</strong></p>
<div>L’importo di € 200.000 euro verrà distribuito, a conclusione dell’iniziativa e non oltre il 31.5.2014, tra le Organizzazioni presenti nel sito ilMioDono.it che avranno ricevuto almeno cinquanta preferenze. La quantificazione della somma che sarà destinata alle singole Organizzazioni sarà determinata in proporzione ai voti ricevuti da ogni organizzazione.</div>
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		<title>&#8220;Codipendenti anonimi&#8221; e &#8220;mangiatori compulsivi anonimi&#8221; al CeIS di Reggio Emilia</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jan 2014 14:50:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con il nuovo anno, i due gruppi di mutuo aiuto: OA (mangiatori compulsivi anonimi) http://www.overeatersanonymous.it/online/ e CODA (codipendenti anonimi) http://www.codipendenti-anonimi.it/ arrivano a “Casa Aperta”. Le serate degli incontri sono il lunedì sera dalle 20.45 per i mangiatori compulsivi e il martedì sera dalle 20.30 per i codipendenti. Le due associazioni, considerate risorse gratuite per la&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Con il nuovo anno, i due gruppi di mutuo aiuto: OA (mangiatori compulsivi anonimi) <a href="http://www.overeatersanonymous.it/online/">http://www.overeatersanonymous.it/online/</a> e CODA (codipendenti anonimi) <a href="http://www.codipendenti-anonimi.it/">http://www.codipendenti-anonimi.it/</a> arrivano a “Casa Aperta”.</p>
<p>Le serate degli incontri sono il lunedì sera dalle 20.45 per i mangiatori compulsivi e il martedì sera dalle 20.30 per i codipendenti.</p>
<p>Le due associazioni, considerate risorse gratuite per la società, pur mantenendo una tradizione di autonomia, continueranno a dare sostegno e aiuto a tutti coloro lo desiderano. I gruppi di mutuo aiuto infatti si reggono su contributi volontari dei propri membri e non richiedono né percepiscono sostegni economici esterni di alcun genere. Nati negli Stati Uniti si sono sempre di più radicati nel territorio ed hanno utilizzato, ciascuno per la propria dipendenza, il metodo dei dodici passi degli Alcolisti Anonimi. Le due distinte associazioni “OA” per i mangiatori e “CODA” per i codipendenti affettivi, attraverso le proprie riunioni si impegnano a dare conforto a tutti coloro si riconoscono nelle diverse problematiche, la prima per i disturbi del comportamento alimentare e la seconda per la codipendenza affettiva.</p>
<p>Basandosi esclusivamente sulla condivisione e attraverso il recupero di chi ha avuto esperienza diretta e concreta della malattia, i gruppi di sostegno cercano spontaneamente e senza alcun compenso di aiutare chi ancora soffre senza avere la presunzione di sostituirsi ne opporsi alle figure professionali che trattano queste problematiche, regalando una concreta opportunità di conforto attraverso un programma di recupero che migliora lo stile di vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chiunque sia interessato a partecipare si ricorda che ogni primo lunedì del mese le riunioni sono aperte a tutti mentre per gli altri lunedì del mese le riunioni sono solo per coloro che si riconoscono nel problema dei disturbi del comportamento alimentare. Le riunioni aperte di Coda invece si terranno ogni ultimo martedì del mese (e per il mese di gennaio sarà il 28/1/2014).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per informazioni i recapiti sono: OA mangiatori compulsivi anonimi Reggio Emilia 348/1856211 mail <a href="mailto:oareggioemilia@libero.it">oareggioemilia@libero.it</a> oppure il sito <a href="http://www.oa-italia.it">www.oa-italia.it</a> mentre per Coda codipendenti anonimi Reggio Emilia <a href="mailto:grupporeggio@codipendenti-anonimi.it">grupporeggio@codipendenti-anonimi.it</a> oppure il sito <a href="http://www.codipendenti-anonimi.it">www.codipendenti-anonimi.it</a></p>
<p align="right">
<p align="right">OA</p>
<p align="right">CoDA</p>
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		<title>Gioco d&#8217;azzardo e comportamenti a rischio, Alea Bulletin N.3</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jan 2014 13:55:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Bulletin 2013-3]]></description>
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		<title>Comunicato stampa FICT sul decreto carceri + Lettera a Letta</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jan 2014 13:51:33 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Roma, 18 Dicembre 2013 FICT:  Approvato il decreto legge sulle carceri. Nuovi diritti per i tossicodipendenti, ma saranno esigibili?   In Italia, oggi i detenuti in carcere sono 63.657 e il tasso di sovraffollamento resta sopra il 140% il più alto dell’UE. Con l’approvazione del decreto legge sulle carceri, che intende alleggerire e migliorare tale&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="center"><b><a href="/wp-content/uploads/2014/01/index.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1924" alt="index" src="/wp-content/uploads/2014/01/index-250x188.jpg" /></a><br />
</b></p>
<p style="text-align: center;"><b>Roma, 18 Dicembre 2013</b></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><b><br />
</b></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><b>FICT:  Approvato il decreto legge sulle carceri. </b></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><b>Nuovi diritti per i tossicodipendenti, ma saranno esigibili? </b><b></b></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><b> </b></p>
<p style="text-align: center;">In Italia, oggi i detenuti in carcere sono 63.657 e il tasso di sovraffollamento resta sopra il 140% il più alto dell’UE. Con l’approvazione del decreto legge sulle carceri, che intende alleggerire e migliorare tale situazione, si prevede che nei prossimi mesi usciranno 1700 detenuti.</p>
<p style="text-align: center;">La Federazione Italiana Comunità Terapeutiche valuta positivamente il decreto varato ieri che permette ai piccoli spacciatori e tossicodipendenti una maggiore possibilità di accedere alle comunità di recupero come pena alternativa. Siamo preoccupati per quanto riguarda l’efficacia, in quanto il budget previsto per gli invii in comunità rischia di essere insufficiente a coprire il reale fabbisogno che determina uno stato di emergenza assoluta.</p>
<p style="text-align: center;">Infatti, ad oggi, ci chiediamo se le Comunità terapeutiche che operano in regime di accreditamento sanitario sul territorio nazionale possano accogliere le istanze provenienti dalle carceri, così come disposto anche dal nuovo decreto.</p>
<p style="text-align: center;">Il timore è che i provvedimenti rischino di rimanere sulla “carta” ed a pagare siano sempre e comunque i soggetti più deboli</p>
<p style="text-align: center;">Ciò che potrebbe rappresentare una via di riscatto sociale per i detenuti e una scelta di civiltà per l’intera società rischia di ripercuotersi sui territori creando ulteriore disagio e alimentando il circolo vizioso della recidiva.</p>
<p style="text-align: center;">Noi crediamo che le carceri non possano essere semplicemente “svuotate” ma vada strutturato un percorso di accoglienza e accompagnamento che risponda al principio costituzionale della rieducazione della pena.</p>
<p style="text-align: center;">Concordiamo con quanto affermato dal Premier Enrico Letta circa la necessità che il Decreto non vada letto come un rischio per i cittadini e per questo è necessario che siano previsti livelli adeguati di assistenza e cura.</p>
<p style="text-align: center;">Va condiviso ancor più il pensiero del Ministro Cancellieri allorché afferma “<i>in carcere il tossicodipendente non riceve le stesse cure che può ricevere nelle comunità</i>”. L’invio in Comunità per garantire il diritto alla cura, richiede che vi siano le risorse</p>
<p style="text-align: center;">Il grido di disperazione rimane ancora una volta inascoltato e l’unica e triste realtà è che oggi le Comunità Terapeutiche sono al collasso e con loro rischiano di frantumarsi anche le condivisibili intenzioni dei provvedimenti legislativi.</p>
<p style="text-align: center;"><b> </b></p>
<p style="text-align: center;"><b> </b></p>
<p style="text-align: center;">    Sac Mimmo Battaglia</p>
<p style="text-align: center;">        Presidente FICT</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p style="text-align: center;">
<p>Roma, 23 Dicembre 2013</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Egr. Presidente del Consiglio On.  Enrico Letta,</p>
<p>La Federazione opera da oltre trentacinque anni nel settore delle dipendenze e del disagio giovanile. È presente in 17 Regioni d’Italia con una rete di <b>46 </b>Associazioni ed Enti di Solidarietà sociale. Vede una partecipazione giornaliera e residenziale di <b>3.850 giovani</b> e di <b>2.702 </b>familiari . Ogni giorno i Centri sono gestiti da <b>1.412  </b>tra operatori ed educatori, con <b>2500</b> volontari. Circa <b>12.000</b> persone frequentano quotidianamente i nostri Centri</p>
<p>La FICT valuta positivamente il decreto sulle carceri che permette ai piccoli spacciatori e tossicodipendenti una maggiore possibilità di accedere alle Comunità di recupero come pena alternativa.</p>
<p>Siamo preoccupati per quanto riguarda l’efficacia, in quanto il budget previsto per gli invii in comunità terapeutica rischia di essere insufficiente a coprire il reale fabbisogno che determina uno stato di emergenza assoluta.</p>
<p>Infatti, ad oggi, ci chiediamo se le Comunità terapeutiche, che operano in regime di accreditamento sanitario sul territorio nazionale, possano accogliere le istanze provenienti dalle carceri, così come disposto anche dal nuovo decreto.</p>
<p>Il timore è che i provvedimenti rischino di rimanere sulla “carta” ed a pagare siano sempre e comunque i soggetti più deboli.</p>
<p>Concordiamo con quanto da Lei affermato circa la necessità che il Decreto non vada letto come un rischio per i cittadini e per questo è necessario che siano previsti livelli adeguati di assistenza e cura.</p>
<p>Va condiviso ancor più il pensiero del Ministro Cancellieri allorché afferma:“<i>in carcere il tossicodipendente non riceve le stesse cure che può ricevere nelle comunità</i>”. L’invio in Comunità per garantire il diritto alla cura, richiede però  risorse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi le Comunità terapeutiche sono al collasso e con loro rischiano di frantumarsi anche le condivisibili intenzioni dei provvedimenti legislativi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 10-11 ottobre 2013, la FICT ha organizzato un momento  di confronto e di riflessione a cui hanno partecipato operatori e direttori dei Centri federati. Sentiamo la necessità di condividere con Lei le questioni e le problematiche emerse nell’incontro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Stiamo vivendo un momento storico di grave disagio; la sensazione è che la riduzione delle risorse non sia dovuta soltanto ad un momento di difficoltà, quanto piuttosto ad un preciso atto di disimpegno e attenzione da parte del mondo politico verso i servizi delle dipendenze e verso il problema, più in generale, delle droghe.</p>
<p>E’ un grido di sofferenza che non riguarda solo le Comunità terapeutiche, ma tutto il sistema integrato di trattamento delle dipendenze. Siamo preoccupati per l’attenzione che si presta alla situazione del GAP (gioco d&#8217;azzardo patologico), perché vorremmo evitare che questa sensibilità, giustamente particolare, distolga l’attenzione sulla situazione generale dei disturbi da dipendenze. Invocare l’iscrizione di nuovi comportamenti dipendenti ai LEA e poi non avere le risorse sufficienti per trattare nuovi e vecchi fenomeni, ci sembra un approccio non chiaro.</p>
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<p>Le Comunità terapeutiche oggi si trovano a correre il rischio di dover chiudere le proprie strutture per una mancanza di risorse, come se la vita, la salute e l’educazione di un giovane fossero passati in secondo ordine e fossero diventati solo un costo e non più un investimento. Sono sempre le fasce più deboli a pagare. Per anni le esperienze di comunità aperte al territorio, sono state la declinazione di un Welfare generativo che è stato in grado di tramutare comportamenti devianti in risorse per il territorio stesso. Si pensi in questa direzione alla nascita di associazioni di genitori o la nascita di cooperative di inserimento lavorativo e/o di formazione.</p>
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<p>Dal 2008 ad oggi, i fondi nazionali per le politiche di welfare (fondo nazionale politiche sociali, fondo per la non autosufficienza, famiglie, servizio civile, ecc) si sono ridotti di oltre 2/3, mettendo in estrema difficoltà il sistema dei servivi.</p>
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<p>Vorremmo anche ricordare che le Comunità terapeutiche italiane e i servizi pubblici, non si riuniscono più dalla Conferenza di Trieste del 2009. Con tutti i suoi limiti era pur sempre un tavolo di confronto, anche politico, che, forse, mai come oggi è necessario per riportare l’attenzione sul tema delle dipendenze e sullo stato reale dei servizi in Italia. In quella sede, già, chiedevamo un lavoro sinergico tra Stato e Regioni, tra pubblico e privato, per garantire effettivi interventi omogenei. Ad oggi tutto tace.</p>
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<p>Non sono in pericolo solo i posti di lavoro degli operatori delle Comunità, è in pericolo il progetto di uno Stato che si mostra attento allo sviluppo e al rinnovamento delle risorse delle persone, anche verso quelle che, affette da problemi di dipendenze, possono ritrovare nel loro progetto di recupero una possibilità per ritornare cittadini  responsabili a tutti gli effetti.</p>
<p>Noi non vogliamo la cronicizzazione della dipendenza, le droghe per noi sono e restano un sintomo, nessuno è irrecuperabile. E’ con queste poche certezze che Le chiediamo di aprire tavoli di confronto sui diversi  temi e un’attenzione sempre maggiore alle persone in difficoltà.</p>
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<p>Con la speranza di un riscontro positivo, le trasmetto i miei più cordiali saluti</p>
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<p>Don Mimmo Battaglia</p>
<p>Presidente FICT</p>
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<p><b>Segreteria FICT – Via di Bravetta 395 – 00164 Roma</b></p>
<p><b>              Tel. 0666166668 – fax 0666141428 – E-mail: fict@fict.it</b></p>
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