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  • Progetto “Mamme con bambini”

    drogaonline
    Apr 1, 2014
    0

    Il Centro di Solidarietà di Reggio Emilia è tra i vincitori del bando “Mamme con bambini”, progetto promosso dalla Fondazione Manodori [LINK]

    A seguire il testo del progetto.

     

    PROGETTO MAMME E BAMBINI

    Analisi della situazione

    Riprendiamo per ora direttamente le parole del Presidente Gianni Borghi contenute nel comunicato che presenta il bando:

    Reggio Emilia è la provincia più giovane d’Italia, prima a livello nazionale per tasso di natalità e per percentuale di minori stranieri. Nel 2012, i minori in carico ai servizi sociali erano il 9%, di cui la metà italiani. Un dato in costante aumento che colloca la nostra provincia seconda in regione per numero di minori seguiti dai servizi e che segnala la necessità di sostenere interventi tempestivi ed efficaci.

    Chiunque abbia a che fare quotidianamente, impegnandosi in aree sociali ed educative che si occupano di minori, ha ben presente questi dati e costantemente ne avverte gli effetti principali:

    –          i minori che presentano disagi conclamati frequentemente benché fortunatamente non sempre,  accumulano negli anni problematiche che vanno a colpire in, percentuali più o meno gravi, moltissime aree della vita producendo difficoltà che si influenzano negativamente e progressivamente : marginalità e integrazione faticosa, insuccesso scolastico, futura disoccupazione, problematiche sanitarie, dipendenze, se non scivolamento verso abitudini al di fuori della legge che prima o poi comporteranno misure restrittive ulteriormente gravanti sulla storia delle persone ed estremamente costose per la collettività

    –          Spesso seguiti, per limitare i danni e per tentare di invertire carriere di assistenza talvolta di lunghissima durata, da più servizi, enti, istituzioni, queste persone ei loro nuclei familiari comportano costi economici a carico della collettività di enorme peso

    –          Ogni minore che fatica ad entrare con ragionevole equilibrio nel contesto sociale, rischia l’acquisizione di uno stigma che apre nuove crepe nello sviluppo di una coesione sociale complessiva che già tante difficoltà incontra nell’attuale fase di crisi

    In questo contesto, oggettivamente riscontrabile, è inevitabile e necessario che vengano messe in atto, oltre a tutte le validissime azioni di “trattamento” che la nostra città è ancora in grado di offrire, importanti e sempre più diffuse azioni di prevenzione che nascano da sinergie reali e misurabili tra società civile, in tutte le sue espressioni più o meno formalizzate, ente e servizi.

    Anche un solo minore strappato a future e prevedibili condizioni di disagio conclamato, significa di fatto incremento della coesione e, non meno importante, significativo risparmio di denaro pubblico.

    Per i bambini il nostro sistema nido-infanzia è notoriamente e internazionalmente riconosciuto come eccellenza.

    Ciò nondimeno si fa sempre più pressante l’attenzione a quei piccoli che arrivano tardi nel circuito della scolarizzazione o addirittura rischiano di rimanerne esclusi perché membri di famiglie con difficoltà di accesso dovuto a condizioni sociali, economiche, culturali difficili

    Crediamo che sia possibile agire su questa fetta di popolazione, costituita di immigrati ma non soltanto, per accompagnarli a un’acquisizione di fiducia nelle proprie capacità genitoriali che porterebbe a una miglior predisposizione ad avvicinarsi alle istituzioni scolastiche vere e proprie.

     

    PROPOSTA

     

    OBIETTIVO

    Ci proponiamo di mettere in atto azioni di prevenzione del disagio minorile, agendo tempestivamente sin dalla nascita attraverso un intervento pratico e concreto sui familiari e in particolare sulle madri

    Ci limitiamo, per quest’azione che riteniamo sperimentale e pilota, ad individuare come beneficiarie del progetto, mamme straniere, di origine africana in primo luogo, che abbiano bambini di età in fascia zero – tre anni

    Il target proposto è puramente indicativo e legato a una congiuntura: conosciamo già e abbiamo contatti strutturati con mamme africane e bambini che potranno godere delle attività sin dalle prime battute, potendoci così permettere di evitare in buona misura se non completamente la fase di individuazione dei beneficiari.

    Riteniamo questo, in un progetto che vuol essere sperimentale, un valore aggiunto consistente nell’evitare la frequente e inefficace situazione per cui prima si creano i progetti su ipotesi teoriche e poi si devono inseguire i potenziali beneficiari

    Siamo poi ben consapevoli e convinti della possibilità e necessità di estendere le azioni che proponiamo ad altre mamme straniere e certamente anche italiane in condizioni di svantaggio o possibile scivolamento nello svantaggio

     

    MODI, TEMPI e LUOGHI

    Il progetto sperimentale verrebbe messo in atto in due luoghi e zone geografiche provinciali differenti, appoggiandosi a due entità operative di diversa natura così da confrontare poi le eventuali differenze di output:

    1)      La parrocchia del Buon Pastore,

    Via G. Rossa 1, in collaborazione con la Scuola per l’infanzia “San Pellegrino

    La sede del progetto è qui individuata perché in questo luogo si sta già lavorando con madri africane, assistite in particolare per quanto riguarda gli alimenti e i cui figli più grandi partecipano al doposcuola realizzato da volontari.

    Qualcuno di queste madri partecipa ad un progetto di “reciprocità”, seguito da due studentesse per la laurea specialistica in servizio sociale, che prevede un patto tra le persone aiutate e gli helper: si ricevono aiuti, in particolare appunto di tipo alimentare, ma in cambio ci si impegna a facilitare la distribuzione presso altre persone in difficoltà e fornire comunque un contributo di impegno e testimonianza per quanto nelle proprie possibilità.

    Crediamo quindi che siano già presenti relazioni che potranno evolvere; una rete di professionisti e volontari sui quali far conto per sviluppare l’iniziativa; contatti con i servizi sociali, enti, associazioni che saranno volano per la comunicazione degli intenti e risultati del progetto

    2)      Locali in uso a  Augeo Societa Cooperativa Sociale di Rubiera.

    Coop Augeo gestisce significativi servizi sul territorio di appartenenza rivolti alle famiglie e ai bambini. In particolare sono significative le esperienze del Centro bambini genitori e del Maternage. Le esperienze maturate in azioni di incontro tra genitori, nonni, bambini contenuti in queste attività istituzionali rappresenterebbero una base di sapere su cui innescare l’attività nuova qui proposta.

    Descrivendo concretamente la nostra idea, che vuole essere una sperimentazione replicabile ed estensibile, immaginiamo di portare un numero di mamme variabile tra 15 e 20, con i loro bambini, per due/ tre mattine la settimana in un periodo coincidente con l’anno scolastico in locali arredati con minime, semplici attrezzature adeguate allo scopo.

    Durante queste mattinate, personale appositamente individuato e preparato, formato e inserito grazie al finanziamento, affiancherebbe le mamme per accompagnarle nella progressiva acquisizione di competenze nella cura e nella relazione educativa con i propri figli.

    Le madri saranno messe nelle condizioni di fare operazioni educative, di cura e igiene con i loro figli e il personale dedicato le aiuterebbe a implementare le competenze, a ragionare sulla relazione instaurata, a sviluppare competenze talvolta misconosciute.

    In sintesi, le mamme avrebbero modo di acquisire esperienze, tanto dal punto di vista delle attività proposte ai bambini, quanto dallo stile impiegato nell’incontro quotidiano e costante con i piccoli. Le mamme, avrebbe poi modo di riprendere, in momenti di gruppo e individuali, quanto incontrato nella pratica per ragionarne insieme e ordinare il sapere, il saper fare, il saper essere così come individuabile nelle prassi educative quotidiane

    Il rilievo principale andrebbe su temi quali: la cura dei piccoli in termini di igiene, alimentazione, vestiari, salute; lo stile della relazione con attenzione al ricorrente tema dell’equilibrio tra fermezza e dolcezza; i tempi e i ritmi della quotidianità, la dieta e la cucina.

    Sarà importante impiegare, nell’incontro tra le madri e gli accompagnatori, ciò che vogliamo definire uno “stile della relazione con il bambino al centro” con questo volendo intendere che si pensa a una prassi capace di mettere a disposizione le competenze dei professionisti ma con grande attenzione alle competenze naturali proprie delle donne protagoniste del progetto con i loro bambini. Non a caso impieghiamo infatti il termine “accompagnatori” per indicare coloro che seguiranno le madri: ci interessa far cogliere e rinforzare, i punti di forza, le capacità già presenti e far prendere consapevolezza delle debolezze laddove si manifestassero ma evitando logiche invasive e colpevolizzanti.

    La nostra esperienza ci suggerisce altresì di prestare massima attenzione alle competenze naturali e culturali che frequentemente le donne possiedono. Per fare solo un esempio le mamme africane sono estremamente portate ad impiegare il canto come mezzo di comunicazione e altre sono particolarmente abili nel raccontare storie ai bambini.

    Ci interessa pensare a processi di accompagnamento che scoprano questi talenti e li valorizzino in modo che l’interscambio sia reale e palpabile e la relazione non venga vissuta e praticata unidirezionalmente

    Intendiamo proporre anche laboratori di cucina capaci certamente di fare ragionamenti sulle diete adeguate ai piccoli, ma anche come strumento per entrare in contatto con i padri: pensiamo che si possano impiegare momenti come il pranzo nei luoghi di incontro o dove comunque possibile per coinvolgere anche i mariti e poter così ampliare l’attenzione alla famiglia nel suo insieme. Ci proponiamo di arrivare ad avere, nei gruppi di mutuo aiuto, la presenza dei padri assieme alle madri.

    Non a caso ci vorremmo dedicare alla fase 0-3: siamo fermamente convinti, confortati dagli studi, ricerche ed esperienze forti in una città come Reggio Emilia che sia il periodo della vita in cui sia massimamente necessario seminare per prevenire futuri disagi e favorire una crescita equilibrata e serena, in primo luogo per il benessere dei bambini e poi per lo sviluppo di una comunità coesa.

    Per questo parallelamente le mamme parteciperanno a corsi di approfondimento della lingua italiana con attenzione al lessico educativo e potranno accedere a seminari di conoscenza del territorio in ordine a servizi socio-sanitari, tempo libero, cittadinanza così da operare in una logica di reale integrazione. Offriremo orientamento per l’accesso a corsi di formazione professionale e ad occasioni di inclusione lavorativa

    Si opererà altresì perché le mamme, opportunamente seguite e stimolate a questo, possano essere volano di attrazione per altre mamme e, nondimeno, possano fungere da “formatrici” naturali per altre mamme in condizioni similari ma non partecipanti al progetto

    Riteniamo che il nostro progetto non solo non sia una sorta di alternativa in minore alla frequenza di nidi e scuole d’infanzia, ma anzi sia di aiuto alle mamme a far comprendere l’importanza di possibili futuri inserimenti favoriti anche dal fatto di maturare fiducia nell’intero sistema educativo locale e sia infine una sorta di “preparazione” del sistema familiare, a partire dal bambino, a un sereno accesso alle scuole.

    Per concludere ci sembra importante vivere anche questa sperimentazione come una ricerca che ci serva a valutare razionalmente e con dati oggettivi se i nostri obiettivi e le prassi che abbiamo immaginato siano realmente praticabili e utili.

    Per questo doteremo il progetto di un adeguato sistema di valutazione e monitoraggio che raccolga attentamente i risultati in un report divulgabile da impiegare come strumento di confronto e progettazione ulteriore e ci impegniamo a pubblicizzarne l’esistenza a monte dello svolgimento e durante l’attuazione.

    Allo stesso modo, tanto per incontrare nuovi potenziali volontari, quanto per procurarsi una iniziale e consapevolmente artigianale lettura del territorio, intervisteremo un campione di famiglie che hanno esercitato azioni volontarie di aiuto ad altre famiglie; famiglie che hanno usufruito di aiuto di altre famiglie; famiglie scelte casualmente, appoggiandoci ai punti di rete attivi come ludoteche, parrocchie, biblioteche, tavolo di quartiere.

     

    Partner

    Abbiamo costituito una rete che cercheremo di allargare anche in corso d’opera che prevede come promotori:

    Associazione di volontariato Servire L’Uomo (come capofila)

    Società cooperativa sociale Augeo

    Società Cooperativa sociale Koinè

    Società cooperativa sociale Camelot

     

    Metteremo in relazione in oltre la Parrocchia del Buon Pastore, la Parrocchia e la scuola dell’infanzia di   san Pellegrino; il Centro di Solidarietà di Reggio Emilia-onlus; il Centro di formazione Ciofs.

    Abbiamo discusso del progetto con la Fondazione Reggio Children – Centro Loris Malaguzzi che ci ha assicurato  un’attenzione critica e costante agli sviluppi delle attività.

    Siamo in rete, specie mediante Ceis che siede nel tavolo minori del Comune, con l’assessorato ai Servizi Sociali.

    Con questi partner e sostenitori pensiamo di poter agire un’attenzione globale alle persone che seguiremo, non parcellizzata o specialistica: potremo intervenire, direttamente o indirettamente, sulla sfera educativa, sul bisogno di confronto tra pari, sull’orientamento alla formazione e all’inclusione.

     

    Finalità del finanziamento

    Il denaro ricevuto dovrà servire a:

    –          Compensare le persona che fungeranno da accompagnatori per le mamme

    –          Usufruire di materiali didattici

    –          Realizzare corsi di lingua e seminari

    –          Monitorare e diffondere i risultati dell’iniziativa

    –          Compensare i professionisti che supervisioneranno le attività

    –          Compensare l’attività di valutazione, monitoraggio, redazione del report

    –          Produrre una accettabile attività di comunicazione del lavoro

     

    Sviluppi a termine finanziamento

    Non siamo in grado di garantire che questa rete possa impegnare risorse proprie a conclusione del finanziamento richiesto: la crisi che viviamo rende ogni volontà d’investimento rischiosa e imprevedibile per organizzano che agiscono in ambito sociale.

    Per cui immaginiamo due scenari.

    a)     Il sistema dei servizi istituzionali locali legge positivamente i risultati, se raggiunti, e decide di investire qualche risorsa per proseguire nel processo

    b)     Non esistono risorse economiche tali da favorire il proseguimento dell’iniziativa come pensata e si prosegue, in tono minore, con l’aiuto della rete di volontariato costruita.

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