Aids, una storia lunga più di trent’anni.
di Eliseo Bertani
Nel 1984 entrai con don Daniele Simonazzi nella camera di una persona affetta da AIDS in fase terminale all’ospedale di Modena e rimasi sconvolto, impaurito; la malattia, l’impotenza e l’umanità ferita da quella che i media avevano chiamato peste del 2000 era distesa in quel letto.
Quegli occhi grandi in un volto scarno e sofferente rimasero impressi nella mia memoria ma soprattutto nel mio cuore e quel viso continuò ad accompagnarmi ogni volta che un amico o un’amica ci lasciava, per lo più giovani che se ne andavano con grandi sofferenze.
Avevo cominciato in quei mesi a fare l’operatore al CeIS e il 1984 fu l’anno che iniziò a mietere le prime vittime, perlopiù tossicodipendenti e omosessuali. Tutto il mondo assisteva impotente a un lento massacro, un’epidemia che all’inizio pareva colpire solo i reietti, i disgraziati, i diversi, e che suscitò una ventata di moralismo e di condanna.
Quegli uomini e quelle donne morivano perciò due volte, per l’AIDS e per la colpa, perché noi, per difenderci, dovevamo sentirci migliori di loro.
Gli scontri ideologici furono a volte aspri e innanzitutto inutili; mentre si discuteva di preservativi sì o no, fortunatamente cominciò una mobilitazione mondiale sia sul fronte medico sia della solidarietà, la morte di uomini famosi dello spettacolo produsse una decisa azione da parte dei paesi occidentali che in vari modi dichiararono guerra all’AIDS.
Si continuava, però, a vedere ragazzi che anche dopo bellissimi percorsi di affrancamento dalle sostanze, con la vita nuovamente in mano, con grandi riappacificazioni con i loro genitori, in pochi anni si spegnevano.
Nello stesso tempo si facevano dei funerali e don Giuseppe Dossetti, presidente del CeIS, in un anno consegnò, nelle mani di nostro Signore, più di venticinque tra ragazzi e ragazze.
Oggi l’AIDS si cura, se il virus dell’HIV è scoperto rapidamente la possibilità di vita è uguale a quella di qualsiasi uomo sano, le attuali terapie anti-retro virali infatti bloccano la replicazione del virus, oggi però la categoria di persone più a rischio non sono i tossicodipendenti o gli omosessuali ma le persone eterosessuali, uomini e donne che attraverso rapporti sessuali non protetti contraggono il virus.
In questo i giovani sono la categoria più a rischio, infatti, l’OMS (organizzazione mondiale della sanità) indica come seconda causa di morte nei giovani, non solo africani, l’infezione da HIV.
A più di trenta anni dai primi casi di AIDS il virus che ancora non è stato sconfitto per la sua mutabilità, ha cambiato anche il modo di farsi strada tra la popolazione e trova terreno facile tra i giovani e gli eterosessuali, l’80% dei contagi avviene per via sessuale e l’Italia, secondo l’Unaids (il programma delle Nazioni Unite per l’Aids) con oltre 1000 decessi l’anno, è il Paese in Europa occidentale con la più alta prevalenza di persone affette da Hiv. Complessivamente, sono circa 140mila gli italiani sieropositivi, il 15-25% dei quali non è a conoscenza della propria condizione.
Oggi ci preoccupiamo dell’ebola perché a livello mediatico fa più notizia; i dati del reparto infettivi dell’ospedale di Reggio Emilia ci indicano che oggi al mondo ci sono stati diciannove casi di ebola fuori dal territorio africano di cui uno solo in Italia, mentre nel territorio reggiano le persone sieropositive per l’HIV (a conoscenza del proprio stato) sono più di 1100.
Il problema però non sono solo le persone che sanno di essere sieropositive ma i tanti reggiani che non facendo il test, non sanno di avere e di trasmettere ad altri una malattia potenzialmente mortale.
Sull’AIDS a più di trent’anni dalla sua comparsa si è detto di tutto e di più, nella rete si trovano tutti i dati necessari per capire questa malattia pertanto, invece di addentrarci in valutazioni mediche, epidemiologiche e morali credo sia giusto solo ricordare i tanti morti che ci hanno lasciato e per farlo dedico loro le parole di Fabrizio De André dalla canzone “Smisurata preghiera” che è il riassunto, una delle vette più alte del suo ultimo disco “Anime salve”. Un rinnovato affresco sulle minoranze tanto care all’autore che consiglio a tutti d’ascoltare https://www.youtube.com/watch?v=2px-6gdD0C8 .
…per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità, di verità
per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità
ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un’anomalia
come una distrazione
come un dovere.
In memoria di Roberto, Dario, Stefano, Maria, Giorgio…

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