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  • Cocaina via Africa

    drogaonline
    Mar 5, 2012
    0

    Il recente appello dell’ex Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan circa i pericoli
    del traffico di cocaina per le instabili nazioni dell’Africa occidentale ci ricorda un paradosso
    fondamentale della nostra epoca: il continente più povero è anche il continente
    strategicamente più importante per il più lucroso commercio mondiale, quello di droga. Un
    commercio che, giova sempre ricordarlo, in epoca di crisi globale gode di ottima salute,
    diventando talvolta addirittura linfa vitale e al contempo velenosissima di interi sistemi
    economici.
    Se Annan, peraltro pesantemente criticato nei commenti di fondo per la scarsa efficacia
    del suo trascorso operato politico, focalizza la sua attenzione sulle nefaste conseguenze
    del drug trafficking in termini di peggioramento della governance e dello stato di diritto
    (semmai in questi paesi ve ne fossero accenni), io vorrei piuttosto puntare l’attenzione
    sull’emergere di questa nuova rotta del narcotraffico globale.
    Certo, perché sul fatto che questa rotta sia “nuova” non vi sono dubbi. I dati parlano molto
    chiaramente: 758 kg di cocaina sequestrati nel continente nel 1998, 1.104 kg nel 2003,
    2.523 kg nel 2005, 5.691 kg nel 2007, secondo quanto emergeva da un rapporto delle
    Nazioni Unite proprio del 2007. Secondo la Banca Mondiale invece nello scorso anno il
    giro d’affari legato alla sola cocaina nell’Africa occidentale raggiungeva i 6,8 miliardi di
    dollari.
    Senegal, Gambia, Guinea, Mali, Mauritania e Guinea-Bissau sono oggi i principali hub di
    una rotta che ha ancora una volta il suo inizio in America Latina ed il suo capolinea in
    Europa. In particolare l’ultimo paese citato, la Guinea-Bissau, assume un ruolo di grande
    rilevanza dal momento che in virtù del suo passato coloniale ai suoi cittadini è concesso di
    entrare in territorio portoghese senza visto.
    È tuttavia la Spagna il principale porto d’ingresso al mercato europeo, seguita a ruota
    dall’Olanda. Le autorità di entrambi i paesi stanno ponendo sempre maggiore attenzione
    alla rotta africana: sforzo sicuramente lodevole, ma anche abbastanza inutile a livello
    complessivo se non accompagnato da un mutamento di paradigma in termini di strategie
    politiche. Insomma, appare evidente come una semplice “militarizzazione” del tema non
    faccia altro che determinare uno spostamento/adattamento delle rotte, piuttosto che una
    definitiva estinzione delle stesse.
    D’altra parte è stato proprio così che è emersa la via africana alla cocaina. Il contrasto
    armato alla rotta caraibica aveva portato i trafficanti a concentrare l’attenzione sul comodo
    appoggio logistico dell’Africa occidentale, dove ad attenderli c’era un humus politico
    splendidamente corrotto ed una società in sofferenza pronta a diventare consumatrice (un
    terzo della cocaina proveniente dall’America Latina viene consumato in loco) e
    spacciatrice di nuove sostanze.
    Successe la stessa cosa nella rotta americana nord-sud: la militarizzazione della
    questione in Bolivia e Perù favorì l’emergere della Colombia, mentre la militarizzazione in
    Colombia permise a sua volta l’ascesa dei drug lord messicani. Il limite di appelli come
    quello di Kofi Annan è proprio questo, cioè quello di fondarsi su vecchi paradigmi basati su
    concetti tutt’altro che assodati e univoci come quelli di democrazia e rule of law. Provate a
    chiedere a un contadino della Guinea-Bissau cosa ne pensa della good governance …
    di: Francesco Rossi

    Fonte:  drugstan.wordpress.com

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